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Presentato “Arrovescio” nel paese degli arrovesciati

Pietro Cossari Domenica 27 Marzo 2011 @ 23:31 Condividi su facebook

Per le foto a corredo www.facebook.com/arrovescio

di Pietro Cossari

A sessant’anni di distanza dal primo sciopero a rovescio, quegli storici eventi culminati il 9 gennaio 1951 con la costruzione di due chilometri di strada strappati alla collina di Giambartolo, sono stati  rievocati sabato scorso nella monumentale chiesa di San Domenico a Badolato Superiore alla presenza di Poste Italiane che alla manifestazione ha dedicato un Annullo Speciale Filatelico.
Non è stata, come solitamente avviene, una commemorazione retorica bensì una ricorrenza che ha stimolato gran parte del numeroso pubblico a riflettere su avvenimenti che fanno parte della memoria collettiva e che seppure raccontati in chiave romanzata, dalla giornalista Francesca Chirico, autrice del libro “Arrovescio” vincitore del premio nazionale per opere inedite “Parole nel Vento” 2010, sono capaci ancora oggi, di commuovere per le vicissitudini e la dignità dei protagonisti.      
A moderare l’iniziativa sostenuta dall’amministrazione Comunale di Badolato e dalla rete delle associazioni badolatesi, c’era il noto giornalista di Rai Tre, Pietro Melia che nell’introdurre brevemente la presentazione si è particolarmente soffermato sull’alto valore etico della politica di quel particolare periodo storico segnato dai fatti di Melissa dell’anno prima e che avrebbe inevitabilmente caratterizzato gli anni successivi.
Il sindaco di Badolato, Giuseppe Nicola Parretta, nel porgere i suoi saluti ha dichiarato: “Leggendo il libro che è un bel racconto, ho ripercorso parte della mia vita. Molti dei personaggi citati sono stati miei compagni e maestri. La sera ci ritrovavamo in sezione a trattare argomenti di fondamentale importanza per lo sviluppo del nostro paese. Un paese in cui fino a trent’anni fa la  politica affascinava e si faceva con passione perché è opportuno ricordare che Badolato non deve essere ricordato solo per lo sciopero a rovescio, ma per molte altre lotte come, per esempio, quelle contro la legge truffa e contro il reazionario Scelba, oppure il grande movimento a favore della legge Gullo. Badolato è stato un paese dove con la baronia che immiseriva abilmente i contadini sino a strappare loro persino le case, ci si confrontava uotidianamente. Pertanto, mi sorge spontanea una serie di riflessioni: Dove abbiamo sbagliato noi? Non siamo riusciti a trasmettere niente alle nuove generazioni? Io personalmente che militavo nel glorioso Partito Comunista Italiano ricoprendo dapprima il ruolo di segretario della F.G.C.I. e poi del P.C.I. e che all’indomani dell’improvvisa scomparsa del compagno Antonio Larocca, divenni subito dopo Franco Nisticò, giovanissimo sindaco di Badolato perché non sono riuscito ad infondere nulla di quei nobili ideali ai giovani. Dopo trent’anni mi rendo conto d’aver lasciato il vuoto dietro me. Di conseguenza, credo che il libro della Chirico dovrebbe indurci alla riflessione per farci finalmente comprendere perché non siamo riusciti a portare avanti l’enorme patrimonio di idee e valori di cui eravamo custodi. Dovremmo rivedere il nostro vissuto!”
Il moderatore Melia ha colto l’occasione per elogiare il sindaco per la sua autocritica e per informare i presenti che una dettagliata analisi storica e sociologica di quell’epoca avrebbe dovuta farla Vincenzo Squillacioti, direttore del periodico culturale “La radice” assente all’avvenimento in quanto colpito da un grave lutto familiare. Dopodiché, ha dato lettura di un messaggio augurale di Mario Caligiuri, assessore regionale alla Cultura e ha ceduto la parola a Francesca Viscone, giornalista e scrittrice di rinomata fama.
“Il libro – ha esordito la Viscone –  è una bellissima favola. Un racconto delicato come se la mano della narratrice non ci fosse. I personaggi non sono nemmeno molto definiti nella loro personalità, ma sono simboli di qualcosa di superiore, di più grande. È un racconto che riguarda la memoria collettiva. La dimensione corale – ha fatto notare –  prevale su quella individuale. I racconti si raccontano da soli. Le storie si narrano da sole. – Poi collegandosi a quanto detto dal sindaco ha precisato –  Noi fondamentalmente siamo stati ricchi di tutto anche materialmente. Loro (i giovani) sono stati privati delle tante possibilità che noi, grazie ai nostri padri che possedevano la dignità, avevamo. Il valore del recupero della memoria è un valore civile e non possiamo permettere che questa storia venga dimenticata per costruire un futuro migliore di quello di oggi!”
Rina Trovato, allora bambina tredicenne, ha testimoniato mostrando un sacco bianco: “A noi bambini ci davano questo sacchettino per andare a raccogliere dagli scaffali dei negozianti i fagioli e la pasta da cucinare per gli scioperanti. Inoltre, nella zona ‘Mancusu’ del paese facevamo da vedette per avvisare dell’arrivo delle camionette della polizia che spesso caricava colpendo con i manganelli, gettando bombe lacrimogene e arrestando persone armate della dignità e che mangiavano solo una volta al giorno!”
È toccato quindi all’autrice spiegare la genesi dell’opera. “Sto presentando – ha affermato commossa Francesca Chirico –“Arrovescio” nel paese degli arrovesciati. Fin dal concepimento dell’idea mi sono sentita una gazza ladra che si è appropriata di questa storia che non appartiene solo ai badolatesi. Ma la tentazione era forte. Non ho saputo resistere. Avevo sempre davanti agli occhi l’immagine di 200 giovani che assaltano una collina per costruirvi una strada. ‘Arrovescio’ – ha spiegato – è il romanzo dello spirito di Giambartolo. Lo spirito degli individui e di quei popoli che soffia ancora oggi in nome del riscatto tra i braccianti di Rosario e in altre parti della Calabria. È un romanzo che è nato per assolvere a un debito d’onore contratto con due persone che non ci sono più: Pascaluzzu ’e Mommu che portandomi per mano, lui quasi ottantenne, sulla collina di Giambartolo, mi ha fatto conoscere i luoghi del racconto e Franco Nisticò che quello spirito lo ha incarnato fino all’ultimo sul palco di Cannitello!”
Uno spirito immortalato nelle foto del compianto Giocondo Rudi e che secondo quanto promesso dal sindaco, sarà coltivato intitolando alcune vie ai protagonisti del primo sciopero a rovescio.

Nota di Gil. per problemi tecnici non riesco a caricare le foto: andate a vederle su www.facebook.com/arrovescio

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