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In ricordo di Franco Nisticò

corrispondenze Martedì 7 Dicembre 2010 @ 14:35 Condividi su facebook

Guerre&Pace n. 157     Alla manifestazione “Fermiamo i cantieri del Ponte” svoltasi nel 19 dicembre 2009 a Cannitello di Villa San Giovanni (RC) c’era un dispiegamento minaccioso e imponente di tutti i corpi di polizia possibili. Ma non c’era una sola ambulanza vera che sarebbe bastata per salvare la vita del presidente del Comitato per la messa in sicurezza della statale 106, colto da un infarto sul palco mentre parlava della sua terra. Così è morto Franco Nisticò, cui dedichiamo questo breve ricordo di un compagno d’infanzia.

di Domenico Lanciano (Guerre & Pace n. 157)

Francesco Nisticò (detto Franco) è nato il 17 marzo 1951 a Badolato, antico e glorioso borgo calabro arroccato sulla collina ad appena tre chilometri dal mare Jonio, che nell’ottobre dello stesso anno subì un’alluvione destinata a cambiarne dopo dieci secoli i connotati, dividendolo in due distinti paesi: Badolato Marina (dove furono costruite case che diedero rifugio a oltre trecento famiglie) e Badolato Superiore, che si andò sempre più spopolando, fino alla clamorosa vicenda del “paese in vendita” (1986-88) e all’epopea dell’accoglienza ai kurdi della nave Ararat (26 dicembre 1997).

Franco iniziò i suoi primi passi in Badolato Marina, dove alla famiglia fu assegnato un alloggio popolare vicinissimo alla piazza, alla chiesa, alla pretura, alla delegazione comunale, alle scuole, alla stazione ferroviaria, alla strada nazionale jonica 106, ai principali negozi. Uno di questi era la macelleria del padre. L’elemento che maggiormente contribuì a formare la sua personalità fu proprio l’essere sempre in mezzo alla gente, anche professionalmente, gestendo, una dopo l’alta, la Boutique Iole (abbigliamento), l’attiguo Bar e, l’attuale Boutique del Gusto (alimentari).

A Badolato Marina, negli anni Cinquanta-Sessanta, due erano i poli che attraevano la popolazione in cerca di una nuova identità e coesione sociale: la parrocchia, tenuta da padri francescani provenienti dal Nord-Est, e la sezione del Pci, espressione della forte maggioranza che, con ampie radici nel socialismo ottocentesco, rese Badolato la più tenace “roccaforte rossa” della Calabria: a parte la scuola, Franco e io (amici d’infanzia e di ideali) abbiamo avuto quindi, assieme a tanti altri coetanei, unicamente due dimensioni di riferimento: la parrocchia e la vita politica segnata dalle innumerevoli lotte sociali, iniziate già nel primo dopoguerra (1919), trovando poi la massima espressione in quelle contadine del secondo dopoguerra (1944-50), fra le più epiche del Sud Italia.

Entrato adolescente nel Pci, Franco fu allievo di autorevoli esponenti delle lotte contadine come Antonio Larocca, Carmelina Amato, Rina Trovato e tanti altri che affollavano le due sezioni del partito. La sua graduale maturazione lo portò a diventare sindaco di Badolato e, in seguito, a stare sempre più fra la gente senza mai risparmiarsi, spendendosi generosamente, forse più del dovuto  (avendo moglie e cinque figli). Parecchi amici lo esortavano a non esagerare con questa sua foga, per non rischiare di morire sul palco, come Enrico Berlinguer. E cosi è avvenuto!

Sono state veramente tante le lotte che ha animato, tra cui spicca la più recente e permanente mobilitazione per l’ammodernamento della statale jonica 106 (una delle strade più mortali d’Europa) e per altri diritti negati, tra cui i servizi ferroviari a lunga percorrenza. Molto attivo nella solidarietà (specie durante i ripetuti sbarchi di kurdi e di altri profughi sulle coste joniche), Franco è conosciuto in Calabria soprattutto come leader del Coordinamento di lotta per la 106 (E90). E come tale volle partecipare alla manifestazione del “No Ponte” del 19 dicembre, dove ha lasciato ai figli, a noi calabresi, e al “popolo globale” il suo testamento: lottare lottare lottare, costruendo un “ponte tra le generazioni” e continuando a rivendicare almeno “l’essenziale” per la dignità della nostra terra e della nostra gente

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2 commenti a “In ricordo di Franco Nisticò”

  1. Petruil 09 Dic 2010 alle 13:09

    Caro Mimmo, scomparso Franco nessuna lotta sarà più la stessa. Almeno lui riusciva a mettere in difficoltà l’ipocrita, inetta e menefreghista classe dirigente che sta completando l’opera di distruzione della fascia jonica. Credo che l’esortazione a lottare, lottare, lottare si dovrebbe tramutare in una proposta provocatoria e allo stesso tempo realistica:Poiché i treni non si fermano alle stazioni e l’utenza deve per forza di cose, recarsi a Lamezia Terme, tanto vale, senza alcun dramma, eliminare completamente la linea ferrata sulla costa jonica e lasciare solo quella sul Tirreno. Così si risolverebbero pure i problemi dei sottopassaggi e i rischi dei passaggi a livello. Non solo, ma dove ora c’é la ferrovia si potrebbero piantare alberi o creare un’autostrada. saluti da Pietro Cossari

  2. nucerail 10 Dic 2010 alle 19:26

    Ho conosciuto Franco Nisticò sui banchi di scuola dell’Istituto Tecnico
    commerciale di Soverato nell’anno 1967.
    Per lo spirito battagliero che ci ritrovavamo, abbiamo legato subito, una
    amicizia profonda. Siamo stati compagni di banco per i cinque anni. Franco
    era un combattente nato, ricordo le sue lunghe battaglie per far valere i
    suoi ideali, ai quali credeva profondamente.

    Non ho mai dimenticato Franco e le rare volte che riuscivamo a vederci, a
    causa della mia lontananza da Soverato per motivi di lavoro, era
    un’autentica festa con abbracci e baci.

    Adesso, che sono avanti con gli anni mi rendo conto che l’amicizia come la
    nostra ha delle radici profonde, che nessuno potrà mai recidere.

    Rammento quella notte del 19 dicembre scorso, mi trovavo al casello di Orte
    mentre rientravo in auto da un viaggio di lavoro e stavo ascoltando il
    giornale radio che comunicava che Franco Nisticò, ex Sindaco di Badolato, si
    era sentito male ed era deceduto per un infarto, mi si è raggelato il
    sangue, Franco compagno di tante avventure non c’era più…

    Mi rendo conto che la morte è un motivo di tristezza, per Franco è arrivata
    troppo presto, ma da lassù dove lui ci guarda, lo immagino sereno e conscio
    di aver vissuto la sua vita nel modo che aveva sempre sognato….

    Ciao Franco

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