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La memorabile festa dell’emigrante

Pietro Cossari Sabato 14 Agosto 2010 @ 14:54 Condividi su facebook

Si tenne a Badolato Marina, l’11 e il 12 agosto 1973

di Pietro Cossari

cronaca-vera-ottobre-1973Il dirigente e teorico comunista Domenico Corea, commentando in sezione, durante i preparativi dei funerali, la prematura scomparsa di Pasquale Caporale “Jaci” (avvenuta il 4 giugno 1979 a causa d’un incidente stradale mentre con i familiari tornava in Svizzera dopo aver votato alle Politiche), suggerì a Giuseppe Nicola Parretta, allora sindaco e segretario del P.C.I. di Badolato, di far scrivere sulla lapide del compagno Caporale: “Vittima dell’emigrazione, la più grande ingiustizia sociale”.     
   Parole esatte, pronunciate da una persona saggia che in tal modo, intendeva palesare la costante prevaricazione capitalista sulle masse lavoratrici, spinte dai ceti dominanti a lasciare i luoghi d’origine per alleviare la conflittualità sociale e per ottenere con le rimesse degli emigranti, un sicuro miglioramento economico.    
   “Imparate le lingue e andate all’estero” aveva affermato Alcide De Gasperi ritenendolo antidoto alla disoccupazione e soluzione all’incremento demografico, e allo scopo, firmò una serie di trattati con Stati europei ed extraeuropei garantendo loro forze di lavoro sane e produttive in cambio delle materie prime scarseggianti in Italia.
   Così, la marea di disperati che sin dall’unità d’Italia era stata costretta ad abbandonare la propria terra e gli affetti familiari, immediatamente dopo la seconda guerra mondiale s’ingrossò notevolmente al punto da svuotare interi paesi del sud. 
   Una tragedia che non risparmiò neanche Badolato duramente provata dai terremoti e dalle alluvioni.
   Migliaia di badolatesi partirono per le Americhe, l’Australia, la Svizzera, la Francia, la Germania e il nord Italia, in cerca di migliore fortuna. In quei nuovi paesi, con pesanti sacrifici, ma soprattutto grazie alla loro laboriosità, si riscattarono socialmente conquistandosi la stima e il rispetto delle comunità ospitanti contribuendo altresì, a far conoscere nel mondo, Badolato (il recente gemellaggio con Wetzikon è uno dei primi frutti raccolti, un meritato riconoscimento alle grandi fatiche badolatesi anche se, – come ha più volte ribadito il sindaco Nicola Parretta – il compito di attuarlo pienamente, spetta ora alle associazioni attraverso interscambi sociali e culturali).
   Nel salutare i nostri cari concittadini emigrati, tornati a Badolato per le ferie estive, rievoco uno storico avvenimento corredandolo con alcune foto fornitemi da Lino Paparo e Rina Trovato: “La Festa dell’Emigrante” che si tenne a Badolato Marina, l’11 e il 12 agosto 1973, cui il settimanale “Cronaca Vera” dedicò un servizio.
   La prima serata ebbe luogo sabato 11 agosto 1973, presso il lido “Due ruote”, organizzata dal circolo dell’Unione Donne Italiane (U.D.I.). Oltre ad una mostra sul ruolo delle donne degli emigranti, che spesso stante l’assenza dei mariti, furono loro malgrado, costrette a svolgere per necessità, la parte del capofamiglia, si sviluppò in quell’occasione, un interessante dibattito moderato da Rina Trovato, responsabile del circolo U.D.I. di Badolato e al quale parteciparono Marisa Passigli, presidente nazionale dell’U.D.I.; Anna Maria Longo, presidente provinciale dell’U.D.I.; Antonio Larocca, sindaco di Badolato.
   Alla tradizionale festa assistettero due sociologi tedeschi: Godula Kosach e Stephen Castles che per due mesi, si fermarono a Badolato.
   Ad allietare la festa ci pensarono musicisti di tutto rispetto: mastro Rosario Paparo “u stortu” insieme ai suoi figli Lino e Pasquale; gli scomparsi Nicola Saraco e Rocco Criniti.
   Nicola Saraco ch’era pure un ottimo disegnatore, dipinse due pannelli (purtroppo andati perduti) come sfondo alla loro memorabile esibizione sui quali istoriò con chiarezza espositiva, i drammatici momenti della partenza dell’emigrato con il relativo distacco dai propri cari.
   Mastro Rosario elegantemente vestito in abito scuro e papillon, entusiasmò la folta platea che gremiva il lido con i suoi celebri pezzi e quando dopo la famosissima “A caffettéra” cantò accompagnandola con la sua eccezionale mimica il pezzo “Argentina”, il pubblico lo sommerse con un lunghissimo applauso commuovendolo sino alle lacrime.
   La seconda serata si svolse invece, in Piazza Tropeano ove si esibì la nota cantautrice siciliana Rosa Balistreri, egregia interprete  di pezzi tradizionali come “Mi votu e mi rivòtu”.
   Io avevo allora 10 anni, ma quelle due serate rimasero scolpite nella mia mente giacché evidenziavano quanto fosse unita e compatta la comunità badolatese che abbracciava i suoi figli emigrati e che ad ogni triste partenza, si riversava tutta “ahru giròni” per salutarli.
   Pensando con nostalgia a quei momenti mi chiedo: Quando torneremo ad essere nuovamente una comunità senza perderci in stupide, interminabili e distruttive discussioni?
   Lo statista inglese Winston Churchill, un giorno disse a proposito degli italiani: “Un italiano una brava persona, due italiani un litigio, tre italiani tre partiti politici”.
   Meditiamoci su per il bene di Badolato.

mastro Rosario Paparo (u Stortu)          

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Un commento a “La memorabile festa dell’emigrante”

  1. Pietro Cossariil 30 Ago 2010 alle 01:47

    Alcune precisazioni sulla festa dell’emigrante del 1973

    Sono felice di fare alcune rettifiche, perché dialogando con Pasquale Paparo, uno dei figli di mastro Rosario, ho appurato che quella sera, a suonare insieme a loro due, c’erano Cosimo Piroso (U capellòni) e al posto di Lino, il fratello Maurizio. Lino mi ha riferito Pasquale, suonò e cantò invece alla festa de L’Unità. Inoltre, l’altra bella notizia è che Pasquale conserva i manifesti annuncianti l’evento e disegnati dal compianto Nicola Saraco (figlio di mastru Francìscu ’e Vraca). Manifesti che Pasquale ha promesso di farmi vedere e che se lo consentirà, pubblicheremo su Gilbotulino per mostrarli a tutti gli amici. A presto.

    Pietro Cossari

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