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Navi dei veleni, il caso non è chiuso

gilstampa Lunedì 9 Novembre 2009 @ 23:59 Condividi su facebook

Il Quotidiano 9-11-2009   per altre informazioni vedi il   sito  del PD di Badolato

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8 commenti a “Navi dei veleni, il caso non è chiuso”

  1. nerina valeriail 10 Nov 2009 alle 22:31

    Carissimi,
    appare opportuno commentare quanto esposto dal circolo del PD di Badolato in merito alle cosiddette “Navi dei veleni” in quanto nell’articolo, pur preso con il consueto beneficio d’inventario con cui bisogna prendere alcuni articoli, si afferma testualmente nel virgolettato…”chiude il caso delle navi dei veleni che circondano la nostra regione”… quindi si afferma che nei mari che circondano la Calabria vi sono navi contenenti rifiuti pericolosi. La gravità di tali affermazioni, meriterebbe maggior interesse da parte degli organismi preposti, in quanto, affermare senza l’uso del condizionale che vi sono queste navi, più di una, fa pensare che chi lo afferma sappia con certezza della loro esistenza e di conseguenza forse anche la localizzazione. Premesso che personalmente coltivo più di un dubbio sull’esistenza di queste navi allocate necessariamente tutte nel nostro mare (anche perché vi sono milioni di fosse marine sparse in tutto il mondo, dove è possibilissimo affondare qualsiasi nave senza avere tutte queste attenzioni) ed anche il pensiero che ve ne possano essere tantissime sparse per tutti i mari del mondo; posso anche capire che per mancanza di argomenti, la sezione di un piccolo paese possa emettere tali sentenze, in barba alle certezze provenienti dall’esplorazione del relitto in questione. Si carissimi, perché una nave attrezzata è stata sul posto ed ha fotografato esattamente il relitto segnalato, che non risulta una nave carica di veleni ma tutt’altra cosa. Quello che non riesco a capire è come possa il governatore di una regione il cui principale reddito proviene dal turismo, gridare a tutto il mondo che a Cetraro c’è una nave carica di veleni di ogni genere prima di sapere con certezza cosa vi fosse veramente. Il vero danno, secondo me, è stato proprio questo. Vallo a dire alle migliaia di persone che dovranno scegliere dove andare in vacanza nel 2010 che ciò non è vero, con la stessa enfasi e con la stessa risonanza e con lo stesso effetto mediatico. Impossibile secondo me. Sempre secondo il mio modestissimo punto di vista, il nostro Presidente avrebbe fatto bene ad attivarsi presso il Governo e presso le sedi istituzionali preposte per ottenere una ricerca più ampliata dopo la prima andata a vuoto, ma ciò sempre con la discrezione che il caso richiedeva, anche se con la foza politica di un Presidente di Regione. Invece cosa ha fatto, prima ha gridato a tutto il mondo che siamo pieni di scorie e veleni, poi che il Governo Berlusconi lo ha lasciato solo, poi quando le ricerche effettuate dal Governo hanno dato esito negativo …silenzio. Caro Nicola, io penso sinceramente che bisogna andare fino in fondo nelle ricerche, ma sarebbe più opportuno dedicarsi alle ricerche che non alla pubblicizzazione di cose che forse potrebbero anche non esistere, e che nel frattempo si abbattono come una ulteriore mannaia sulla nostra poverissima economia, sui nostri pescatori ed operatori turistici. Poi mi viene da pensare, guarda caso, dove li mettono le ste navi dei veleni? In Calabria! Dove c’è una natura incontaminata, il mare vicino alle montagne, paesaggi mozzafiato, acque limpide e cristalline, mari pescosi, foreste di abeti e di faggi, roba che fa lievitare le nostre offerte turistiche sotto l’aspetto della qualità ambientale…toh… basta una notizia e ciao bellezza naturalistica, tutto azzerato, tutto uno schifo. Francamente il facile spargimento di queste notizie mi desta più di un sospetto, anche se l’attenzione, ripeto, deve rimanere altissima sul problema. Non appare possibile condividere poi, l’uso di queste notizie per fare opposizione a Berlusconi, sembra la storia ripetuta di quello che per fare un dispetto alla propria moglie si taglia il….Tu che ne pensi?
    Pace e bene

  2. rossodiserail 10 Nov 2009 alle 23:18

    A quanto pare nerina si informa sulu e gilbotulino do quotidianu e tejonio ……….. ja on ta pijjara .
    cmq c’è un dossier di legambiente che puoi trovare qui in un appello lanciato all’inizio dell’anno http://www.legambiente.eu/documenti/2008/0303_appelloComitatoVerita.pdf ma il dossier risale a molto prima ……………. ci sono atti giudiziari riguardanti queste cose ………………. se ti fai na bella ricerca sul web ……..forse cambierai idea ………………

  3. nerina valeriail 11 Nov 2009 alle 07:37

    Carissimi
    rossodisera non si smentisce mai, non preoccuparti delle mie fonti, preoccupati delle tue che sono già così aride. So che quando leggi più di un rigo ti viene l’orticaria, quindi ti semplifico la questione che pongo. E’ meglio profondere energie per sbandierare che abbiamo il marcio in casa, utilizzandolo a fini propagandistici contro il governo di turno o è meglio creare dei seri movimenti di sensibilizzazione a livello istituzionale (inteso fra magistrati, enti, funzionari, ministeri, politici locali ecc.) per approfondire le ricerche ed individuare se vi sono i relitti incriminati senza fare sapere a tutto il pianeta che stiamo cercando? leggi cercando di capire prima di dire scemenze come al solito…sbadatello.
    Pace e bene

  4. rossodiserail 11 Nov 2009 alle 12:42

    fai delle ricerche sul web sulla vicenda navi dei veleni ………………………. comu aiju u tu dicu anzi facitivilla tutti e non vi limitate a leggere solo la prima cosa che trovate sul web si dicono tante fesserie e tante mezze verità…………. usate un po di senso logico e poi ne riparliamo …………… che e meglio!!!

  5. rossodiserail 13 Nov 2009 alle 09:21

    - di Riccardo Bocca -

    Il governo cerca di nascondere la verità sull’inchiesta. L’accusa della parlamentare Pdl dell’Antimafia. Colloquio con Angela Napoli

    La nave ‘Mare Oceano’ al largo di Cetraro

    Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo dice apertamente:”Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi”. Parole che arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la nave sui fondali calabresi, ha
    dichiarato a “L’espresso” che “due stive erano completamente piene”. Poi è stato il turno del ministero dell’Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è spuntata, tra politici e ambientalisti, l’ipotesi che nel mare di Cetraro ci
    siano non uno, ma più relitti. “Il che potrebbe giustificare la fretta di voltare pagina del ministro dell’Ambiente”, dice l’onorevole Napoli.

    Un’accusa pesante, la sua: su cosa si basa?
    “Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta…”.

    Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?
    “Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche”.

    Il ministero dell’Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?
    «Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive risultino vuote. Dov?è finito il carico visto dal pilota il 12 settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto».

    Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti, responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate la sera del 27.
    «Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso alla Commissione Antimafia una mappa con i punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane.
    Guarda caso, in Calabria ci sono nove croci senza nome…».

    Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?
    «Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro governo ha occultato. C?è l?interesse bipartisan ad andare oltre, a dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».

    Quindi?
    «Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c?è già: basta avere voglia di vederla».

    da l’espresso (la repubblica)

  6. nerina valeriail 17 Nov 2009 alle 21:13

    Nave veleni, a Maratea nessun rifiuto tossico
    Trovato relitto con 200 anfore greco-romane
    16 novembre, 19:10

    (ANSA) - CATANZARO, 16 NOV - Nel tratto di mare lucano perlustrato dalla nave ”Mare Oceano” non sono stati trovati relitti con rifiuti radioattivi. Trovato invece uno scafo da diporto di piccole dimensioni e circa 200 anfore, che secondo i primi rilievi risalirebbero all’epoca greco-romana. Lo ha detto, nel capoluogo lucano, il Procuratore della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, Giovanni Colangelo.

  7. rossodiserail 17 Nov 2009 alle 22:53

    Le competenze, in questa storia di ricerche in mare, sono tutte del governo. Che ha come ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo e come presidente del consiglio Silvio Berlusconi. «Per coincidenza - come sostiene Fabio Storino, giornalista calabrese approdato da qualche anno a Bergamo - la scelta del governo è ricaduta sulla Mare Oceano. Che, sempre per quegli scherzi che ti fa il caso quando sarebbe meglio che si facesse gli affari propri, appartiene alla categoria “Armatori del Monte di Procida”. E più in particolare alla famiglia Attanasio».
    Diego Attanasio, 56 anni, è il teste chiave dell’inchiesta che ha fatto perdere le staffe al premier, messo in imbarazzo il governo britannico e sancito la fine del matrimonio dell’avvocato d’affari inglese David Mills con Tessa Jowell, ministro della Cultura dell’esecutivo guidato da Tony Blair.
    L’Attanasio story la ricostruisce, nel mese di aprile dello scorso anno, Dario Del Porto sull’edizione napoletana di Repubblica. «Armatore napoletano di 56 anni, è stato chiamato in causa da Mills e dal premier Silvio Berlusconi per il bonifico da seicentomila dollari sul quale indagano i magistrati di Milano. Secondo la procura, la somma costituiva un “regalo” di Berlusconi all’avvocato d’affari che lo aveva tenuto al riparo da un precedente inchiesta giudiziaria. Ricostruzione prima confermata e poi smentita da Mills che adesso sostiene: quei soldi provenivano da Attanasio, non dal premier italiano». La nuova versione è stata rilanciata nella cornice istituzionale di Palazzo Chigi anche da Berlusconi, che ne ha approfittato per attaccare pesantemente i magistrati. Ma contrasta con quanto riferito da Attanasio ai pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale. Agli investigatori, l’armatore avrebbe negato di aver dato ordine di far confluire somme di denaro dalle Bahamas sul conto aperto da Mills presso una banca di Ginevra. Anche perché, sostiene l’armatore, «in quel periodo ero in carcere a Salerno». Ma chi è Diego Attanasio? Originario di Monte di Procida, armatore come già il padre Mario, può vantare una flotta composta da sette navi oceanografiche. La “Italica”, con scafo in acciaio, ha preso parte al progetto internazionale “Antartide”. Alle navi di Attanasio fu chiesto aiuto anche per recuperare i corpi di tre marinai morti dopo l’affondamento di un peschereccio al largo di Ischia. Nel 1997 cominciano i suoi guai con la giustizia. «L’imprenditore - ricostruisce Dario Del Porto - resta coinvolto nelle indagini della procura di Salerno su un immobile acquistato nella zona Asi della città. Raggiunto da ordine di custodia il 18 luglio 1997, rimane agli arresti 70 giorni. Lo accusano di corruzione, da quel momento Attanasio si difenderà sempre sostenendo di essere rimasto in realtà vittima di una concussione».
    Nel corso delle indagini, l’armatore viene sottoposto a intercettazioni. E nelle carte spunta anche il nome di David Mills, considerato dagli investigatori un consulente di Attanasio. I magistrati acquisiscono, attraverso una rogatoria internazionale, una dichiarazione con la quale Mills risponde alle domande su una serie di trasferimenti di danaro avvenuti tra il 1992 e il 1995. L’acquisto per 715 mila dollari di un motorimrchiatore chiamato “Ravello” che, dopo essere stato restaurato e ribattezzato “Surveyor”, viene venduto da Attanasio a una società del Golfo Persico, la Manai Corporation, per 3 milioni e mezzo di dollari.
    Il valore viene quintuplicato. Interrogato sul punto, Attanasio spiega che «il cospicuo margine ottenuto si spiega perché erano stati fatti importanti lavori di ristrutturazione e inoltre perché la Mannai aveva assoluto bisogno di una nave con quelle caratteristiche».
    Ma il 24 marzo 2005 a Berna i pm milanesi interrogano un commercialista ginevrino, Antonio Mattiello, che ha gestito l´acquisto del motorimorchiatore e la sua rivendita alla compagnia araba. Mattiello racconta che Attanasio prima passa la nave dalla sua società di Napoli, la Diamar, alla società offshore creata per lui da Mills, la Iss. Solo a quel punto avviene il miracolo della quintuplicazione del valore. Chiede il pm: «L’operazione è un affare grandissimo, la Iss non ha soldi, se li fa prestare dalla Diamar, acquista per la somma di 715 mila dollari dalla stessa Diamar e rivende poi per un ammontare di 3 milioni e 500 mila dollari restituendo poi il prestito alla Diamar. Chi ha ideato questo affare? Come è stato gestito? Da chi?». Risponde Mattiello: «Sia l’acquisto sia la vendita sono state stabilite da David Mills. Mills ha trattato l´acquisto con la Diamar, cioè con Attanasio». C´è Mills, insomma, dietro il flusso di soldi che viene dall’affare della nave. Questa volta, però, l’armatore di Procida l’affare sembra averlo fatto con il governo.
    da il quotidiano

  8. nerina valeriail 20 Nov 2009 alle 00:28

    Carissimi,
    come potete vedere quando manca la buona fede è inutile discutere, se poi manca completamente un briciolo di cervello…amen. Nel Quotidiano del 17 cm c’è anche che il PM Neri, “Magistrato” che ha avviato l’inchiesta, il quale dichiara testualmente di essersi pentito di aver avviato quell’indagine, in quanto l’inattendibilità del pentito era palese sin dai primi due anni 2004 2005. Dichiara inoltre lo stesso “Magistrato inquirente”, che oggi i politici calabresi agitano lo spettro delle navi inquinate per poter, in prossimità della campagna elettorale, distribuire aiuti a pescatorui ed operatori turistici messi in ginocchio dalle notizie diffuse. Questo non lo dico io ma il “Magistrato” che ha fatto più di 6 anni di indagini. Se vai scopiazzando qua e la, dovresti riportare sia una campana che l’altra, altrimenti rischi di apparire in malafede e di parte, caso mai ti dovesse interessare.
    Pace e bene

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