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Gil Botulino
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Pajìsi meu II

Gil Domenica 1 Marzo 2009 @ 13:38

Poesie in vernacolo badolatese di Tota Gallelli

copertina NOTE DELL’AUTORE

Spinta sempre dall’attaccamento al mio paese, alla mia gente e dai vari momenti che si susseguono nella vita quotidiana del luogo, dai vari coinvolgimenti politici, nasce il mio secondo volume di “Pajìsi meu”, una satira, a volte pungente, ma spesso bonaria, espressione di quel senso dell’umorismo sano: schietto, del sentimento umano che coinvolge la mia persona nei fatti e negli aspetti del paese; infine un’ironia scherzosa che mette a nudo un aperto, cordiale, amichevole rapporto verso i personaggi. Tota Gallelli.

Al pari del primo volume, stampato in proprio e senza scopo di lucro, a tiratura limitatissima, non si trova in libreria e, probabilmente, nemmeno in biblioteca. 
   L’indice del libro è già nella sezione libri. Tota (’a pica) Gallelli ci ha permesso di farne una copia per gilbotulino, per cui, chjanu chjanu, troverete qui anche queste poesie. E, udite udite, potrete non solo leggerle ma anche ascoltarle.

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7 commenti a “Pajìsi meu II”

  1. rossodiserail 01 Mar 2009 alle 13:41

    e pe cu on i capiscia ? oltre cu mi senta in dialettu?

  2. Gilil 01 Mar 2009 alle 13:49

    Ci mettremo la traduzione letterale in Inglese, in Francese, in Tedesco, in Spagnolo, in Italiano… o in Cinese. Mò decìdimu.

  3. rossodiserail 01 Mar 2009 alle 13:50

    va benissimo solo l’italiana ……….ma se volete fare le cose in grande direi aggiungete tedesco inglese e DANESE!!!!

  4. Gilil 01 Mar 2009 alle 13:53

    Stiamo cercando dei traduttori… chiunque sia in grado di capirci qualcosa può mettere la sua traduzione nei commenti.

  5. nerina valeriail 01 Mar 2009 alle 16:17

    Carissimi,
    nel ripercorrere con la mente alcuni eventi degli anni scorsi, mi sovviene d’un tratto l’immagine di Pasqualino Settebellezze, il nostro amatissimo e odiatissimo Pasqualino. Mi giro e mi rigiro nel mio crogiolarmi al sole del tempo che passa inesorabile, e vedo come tanti flash, i suoi versi ripercorrere i meandri delle mie trombe di Eustacchio. Ricordo ancora le “randellate” che distribuiva a destra e a manca, scevro di pregiudizi e magnanimo nelle rime. Ricordo ancora i “cornuti” e le “cornute” scornati dai suoi fendenti, che vedevano in tre rime, andare a farsi benedire il segreto della tresca. E che dire della critica politica, precisa, puntuale, con annessa satira e sberleffo. Nessuno dei politici di allora, fossero essi “teste di legno” o “teste di serie”, porta borse o porta ‘mbasciati, si sentiva al sicuro. E che dire di quelle donne, che poco avvezze al buon costume, tremavano al sol sentirne il suo nome. Ricorda il Regno dei “Cola” (3 Cola avevamo)? E l’imperatore? U Rè do Laccu? E San Gerardo Vallina? Avvocati, Medici, Conti e Cavalieri, nessuno poteva dirsi al riparo dagli strali del nostro “Eroe”, che infiniti “calapini” addusse ai trasgressori della “Lex Iulia”. Sono sinceramente preoccupata. Mi domando che fine abbia fatto. Domando a Lei se ne ha notizie, ed eventualmente se ce le possa fornire, domando agli amici che frequentano il sito se qualcuno lo ha incontrato o se ha notizie di qualche sua novella in vernacolo. Un carissima amica, anziana come me, l’altro giorno mi raccontava un fatto avvenuto tanti anni fa. Mi disse che una bella giovinetta era stata rapita dai briganti. Ella, di buona famiglia, in mezzo a quei manigoldi, veniva immaginata dai suoi genitori come in un inferno, e così era. Ne passò di ogni genere, fu offesa, umiliata, picchiata e ridotta alla catena. Qualcuno la vide, tanti anni dopo, sposa del capo dei briganti. I genitori, increduli, pensarono ad uno stato di follia e tentarono di farla redimere, inutilmente. Evidentemente non erano a conoscenza della “Sindrome di Stoccolma” e né di quella particolare relazione affettiva che si viene a creare tra la vittima e il carnefice, alla luce della teoria strutturale di Freud. Non vorremmo ipotizzare che sia prigioniero di qualcosa o di qualcuno e quindi facciamo tesoro delle dicerie di paese, (i famosi “dicia cà) Qualcuno dice che lo ha incontrato alla Stazione Centrale di Milano, altri riferiscono che si è fatto una bella amante e che finalmente, anche Lui ha potuto dare sfogo alle sue frustrazioni seguendo le orme delle sue “vittime”. Altri dicono che un uomo ricchissimo ha comprato il suo silenzio (ma questa non la crediamo..se no che ca…spita di Eroe è?) Altri dicono che si è ritirato in una grotta sull’Himalaya per un eccesso di rimorso, altri riferiscono che essendo entrato nella terza età, si è letteralmente rincoglionito ed è in giro per il mondo in cerca della rima. Ma lasciamo perdere, questa è un’altra storia. Il punto fondamentale è: Che fine ha fatto “Pasqualino Settebellezze”?. Speriamo che non si sia fatto male o che svegliandosi dal torpore, possa ritrovare la luce e la rima, tornando, un giorno, ad allietarci con le sue novelle.
    Pace e bene

  6. rossodiserail 01 Mar 2009 alle 17:20

    Pascalinu settabellezzi??

  7. pumadorurussuil 02 Mar 2009 alle 10:21

    va bene anche così

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