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A.A.A. Cerco Giornalista disinteressatamente interessato

corrispondenze Domenica 26 Ottobre 2008 @ 14:34 Condividi su facebook

di Liliana Esposito in Carbone

Liliana Carbone sul palco di CentopassiMassimiliano è morto 4 anni e un mese fa.
   A chi interessa il silenzio su questo omicidio? Chi può trarre vantaggio dalle insufficienze investigative, dalla superficialità e dall’imperizia procedurali che hanno sprecato elementi essenziali alla risoluzione del caso?
Un’unica verità emerge acclarata, dopo 2 anni e mezzo di “speranza e fiducia nelle Istituzioni”: Massimiliano è Papà di un bambino, che continua a vivere nella casa dell’unico indiziato/indagato/scagionato.
   Gli inquirenti, Magistrati e Carabinieri, a tutt’oggi confermano che “la pista è solo questa, nessuno se non quel marito tradito aveva interesse “, Massimiliano doveva tacere per sempre sull’onta di un nucleo familiare e della consorteria a cui questo appartiene, e mai avrebbe dovuto rivendicare la Sua paternità. Ammazzato “per amore”, cioè.     
Per “amore” dell’immagine sociale, del quieto vivere, della cosca che si compiace e va fiera dello stigma di assassina ma non certo di cornuta.
   Accadeva 13 mesi prima dell’omicidio Fortugno. 13 mesi prima dell’indignazione corale, delle iniziative, dei cortei, dei fiumi di parole.
   La mia famiglia ha collaborato alle indagini, fatto poco consueto per il contesto della Locride; dunque non si riconosce tra gli omertosi ed i pavidi; sono stata aggredita il 18 settembre 2006 sulla tomba di mio figlio: a distanza di 25 mesi, venerdì 21 u.s. , il carabiniere verbalizzante non si è presentato in udienza, la quarta andata a vuoto, “assente ingiustificato”.
   Conservo, nel cuore e e negli occhi, come tra i faldoni di carta stanca, i magnanimi gesti di solidarietà dei Prefetti avvicendatisi a Reggio Calabria, la violenza della cultura mafiosa che continua a lapidarmi, gli estratti conto che convergono in diversi studi legali e peritali.
   Non c’erano risorse, mi disse un signor Procuratore; poi dev’essere apparso un magari panciuto salvadanaio, che consentì che io venissi indagata per 16 mesi, con 2 richieste di proroga, con 2 interventi del Ris di Messina poiché - dice la mamma di mio nipote Alessandro figlio naturale di mio figlio Massimiliano esumato il 5 aprile 2007 – avrei raccolto un rametto di geranio. Così io, la maestra di Locri che con le sue impertinenti petulanze ha stizzito Prodi Loiero e compagnia cantando, sono oggi condannata a 4 mesi di carcere, con la condizionale che rischia di perdersi anch’essa, nelle more del giudizio per l’accusa di diffamazione.
   Ripeto: Massimiliano esumato per richiesta dei coniugi di cui sopra….
   Oggi basta Speranza! Non la riconoscono le neuroscienze, se non come comportamento finalizzato,
e basta Fede! I semplici meriteranno il Paradiso, ma su questa terra violata è disumana l’espiazione preventiva mentre i papaverialtialti blandiscono e ingannano; e basta Carità! Il perdono è un atto razionale consapevole della necessità di concordia e di convivenza pacifica e civile, non può essere ipocrisia richiesta nelle occasioni folkloriche. E ‘ oggi conclamato che non si tratta soltanto di un delitto a scaturigine personale, ma c’entra la mafia di Locri, però nessuno vuole interessare la DDA.

A.A.A. CERCO GIORNALISTA disinteressatamente interessato/a che abbia il coraggio di entrare in “quella rete di relazioni della Procura di Locri e del contesto della Locride” che ho osato disturbare; ho riportato l’esatta dichiarazione che mi venne fatta un mese dopo la morte di Massimiliano, quando rientrata a scuola mi trovai in classe con l’allora collega corrispondente di un quotidiano locale, profondo conoscitore di ‘ndranghetisti locresi. E dei paesi viciniori…
   Dispongo di 3150 pagine di atti, verbali, perizie ed intercettazioni di “Esito Positivo”, che cantano in coro la inequivocabile contiguità della coppia di coniugi indiziati con le cosche di Locri, la committenza della morte di un ragazzo di 30 anni come uno di quei subappalti di cui tanto si parla quando si dice “facciamo antimafia”; e sono paradossalmente forte della mia delusione, perchè nessun poltico, tantomeno la signora onorevole concittadina, si è dato la pena di chiedere “impulso alle indagini”, come più volte pubblicamente avvenuto per altri omicidi.
   In questa contingenza sociale e politica voglio inoltre affermare, maestra elementare dall’ottobre 1976, che i bambini hanno bisogno di istruzione, certo, ma soprattutto di cultura, e la cultura è quella Legalità di cui tanto si predica, mentre poi troppo spesso viene fatto agli altri quello che mai vorremmo fosse fatto a noi, E che, se viene fatto, stizzisce e indigna, e magari ci porta alla ripicca, alla rivalsa, alla denigrazione, alla querela, al cannemozze.

Liliana Esposito in Carbone
mamma di MASSIMILIANO CARBONE, 30 anni

ferito a Locri il 17 settembre 2004 sotto casa, da una lupara nascosta dietro il muretto di recinnzione del cortile condominiale, alto 1 metro mezzo; spirato il 24 settembre 2004, esumato il 5 aprile 2007 per Affari di Giustizia, dovendosi accertare la compatibilità biologica con me, Sua madre!, date già le risposte peritali che hanno verificato la compatibilità biologica del piccolo Alessandro M. con Francesco e Davide Carbone, padre e fratello di Massimiliano.

www.massimilianocarbone.org

Nota di Gil. 
L’ultimo incontro con Liliana alla manifestazione Centopassi, nel maggio scorso. C’era anche Francesca Chirico, di cui potete leggere  Quei “cento passi” verso verità nascoste  scritto per LiberaInformazione (www.liberainformazione.org).

    Gil Botulino è il gazzettino badolatese di libera informazione, che vanta zero tentativi di imitazione. Foto, Video, Musica, Libri, Appuntamenti, Promozione, Newsletter. Tutto gratis. Puoi supportarlo, offrendo una birra al prezzo di 5 Euro. Puoi offrire quante birre ti pare sul nostro conto PayPal.

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