Badolato risorge tra devozione e teatro
Francesca Chirico Venerdì 28 Marzo 2008 @ 00:49
I misteri “collettivi” del Sabato Santo
di Francesca Chirico
Mani giunte e occhi mesti. Il copione non gli richiede altro, collocandole tra la Vara con il Cristo morto e la statua della Madonna in lutto. Ma verso la loro parte austera, poco dopo mezzogiorno, le “Addoloratine” si affrettano con un sorriso vezzoso, sinuose macchie scure in rapida discesa verso la chiesa dell’Immacolata, il velo cupo allegramente gonfiato dal vento che sferza la prua di Badolato.
Di festa, certo, si potrà correttamente parlare solo l’indomani, quando, in una piazza commossa, la gioia per la resurrezione del Figlio spazzerà via il manto funereo della Madre.
Sa già di festa , però, anche la tavolozza dei colori con cui il rito del dolore del Sabato
Santo intreccia, da secoli, devozione e teatro lungo un tragitto di pietre,
vicoli, asfalto, terra, ulivi e ginestre che i badolatesi hanno imparato, passo dopo passo, quando non sulle ginocchia, a conoscere in ogni spigolo o fatica.
E infatti il nero, davanti al portale di pietra dell’Immacolata, nel chiassoso raduno dei fedeli-figuranti pronti ad andare in scena, esce evidentemente sconfitto, ridotto in un angolo dal bianco dei “disciplinari”, dal giallo dei giudei, dal rosso cardinale degli “alabardieri”, dai fiori sugli elmi da guerra, dai mantelli azzurri della Confraternita.
Schizzi gioiosi che, al segnale convenuto, ritrovano un ordine antico
e, goccia dopo goccia, si fanno processione arrampicandosi verso le prime case, con una sosta davanti ad un piccolo Calvario prima di ficcarsi nei vicoli dagli usci per un giorno aperti.
A Badolato, infatti, chi non sfila, da attore, aspetta di vedere sfilare, da spettatore: tutte le altre categorie sono momentaneamente sospese all’ombra dei misteri dolorosi e “collettivi” capaci di restituire al paese i suoi paesani .
Chi è partito torna al
fianco di chi è rimasto, gli anziani dividono il rito con i ragazzi e la marina si riversa in collina, percorrendo al rovescio il tragitto dell’abbandono che negli anni Settanta ha consegnato Badolato alle ombre.
Scandita da litanie di dolore, dunque, la festa non resta circoscritta ai colori e, nell’attesa di salutare la resurrezione del Cristo piagato, celebra quella del paese che sconfigge il silenzio della morte sociale con un effimero, ma puntuale
risveglio “consacrato” dal vino dei catòja. Lo stesso che rende incerti i passi di alcuni figuranti, accendendo animi e parole sotto i costumi cuciti in casa.
Ridotti a nostalgica cartolina, carichi di polverosa memoria, nel rito che commemora la morte anche i luoghi, infine, tornano a caricarsi di vita: i ponti collegano (e segnano il confine), i balconi si riaffacciano, le salite affaticano, le pietre inciampano, le case riaccolgono, le ginestre si fanno coroncine gialle mentre da una chiesa all’altra, da una confraternita all’altra, la processione impasta fede e palcoscenico e ci cementa per qualche ora una ritrovata comunità.
- Simàna Santa , foto
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Complimenti Francesca,
che scrivessi bene lo sapevamo ma non credevo tu fossi anche così in gamba con la macchina fotografica.
Fra tutte le tue sono le foto migliori della settimana, veramente.