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A Cumprunta

Raffaella Cosentino Lunedì 24 Marzo 2008 @ 15:20 Condividi su facebook

Ancora una volta, ha dipinto il suo volto con i colori, i costumi e i suoni della tradizione

di Raffaella Cosentino
foto di Elisa Natalucci

CumpruntaTre inchini e un velo nero che scivola via. Un attimo ‘cinematografico’ come un quadro del Caravaggio che per essere tale ha bisogno di lunghe attese, di un appuntamento fisso ripetuto negli anni, di una folla assiepata ai lati della strada, sui balconi, sulle terrazze, e perfino sui parapetti dei palazzi in costruzione.
   Così, anche quest’anno con la ‘cumprunta’ si è chiuso il ciclo delle celebrazioni della settimana santa al borgo antico di Badolato. Gli instancabili confratelli, dopo la processione del sabato, durata circa otto ore, hanno dato fondo alle ultime energie in quello che è l’appuntamento clou delle festività pasquali: l’incontro tra le statue di Gesù risorto e della Madonna.
    Un rito semplice nell’azione e complesso nella scenografia, che emoziona e coinvolge gliCumprunta spettatori. Fino all’applauso finale, per alcuni liberatorio fino alle lacrime.
Cumprunta   L’incontro vero e proprio è preceduto dall’inseguimento dello stendardo e del tamburo. Destino impietoso del tamburo è, per tradizione, di finire sfasciato dallo stendardo, nell’attimo in cui viene raggiunto. Uno spettacolo cui la folla assiste solitamente soddisfatta e compiaciuta.
   Intanto la statua dell’addolorata scende dalla chiesa di san Domenico, portata a braccia Cumpruntadai confratelli. Nel momento in cui tutti i portantini si inginocchiano, facendo fare il primo inchino alla madonna velata di nero, l’attenzione della gente è tutta su di loro.
   Dalla piazza arriva invece la statua del Cristo risorto, che pure si inchina contemporaneamente alla madonna.
   Queste azioni in sincrono, ripetute per tre volte, e la corsa finale con lo svelamento dell’addolorata e l’incontro con il figlio risorto, sono il cuore della giornata. Di più, sono il cuore della piazza, che si sente effettivamente coinvolta e assiste con il fiato sospeso a tutta l’operazione.
Cumprunta   Gli spettatori venuti da altri paesi della zona si lasciano trasportare dall’ondata emotiva generale. Gli abituè, già un secondo dopo la cumprunta, cominciano a valutarne l’esito. Il velo è stato tolto troppo presto, gli inchini non erano esattamente dove previsto, le statue non sono partite insieme per incontrarsi nell’abbraccio finale. Più che un pettegolezzo, è un modo per sentirsi partecipi fino in fondo, come se tutti fossero stati sotto la statua, a portare anche loro la madonna.
    Il tempo di un commento con il vicino, che già tutti si voltano di nuovo ad assistere al Cumpruntaballo degli stendardi. Chi non l’ha mai visto sgrana gli occhi: ci sono due uomini che portano lo stendardo in bocca e lo fanno saltellare al ritmo dei tamburi. Alcuni accennano addirittura passi di tarantella. E quello stendardo, già grande, sembra enorme, ancora più alto e pesante, a vederlo ballare così.  La danza dura un tempo infinito. E’ in realtà una sfida mascherata, un duello a distanza di fronte alla comunità.
   La cumprunta, il momento dell’incontro, segna anche un passaggio, tra il nero del dolore e il bianco della gioia. E tutti si sentono inconsciamente più liberi, sollevati. Forse anche perché Pasqua è passata. Ancora una volta, ha dipinto il suo volto con i colori, i costumi e i suoni della tradizione. Al ritmo di un tamburo. La comunità di Badolato ha risposto in massa al richiamo.

Cumprunta     Cumprunta     Cumprunta     Cumprunta

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