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La processione del Sabato Santo

Raffaella Cosentino Lunedì 24 Marzo 2008 @ 01:23 Condividi su facebook

Sembra tutto finto, dalla scenografia ai personaggi. Eppure esiste e resiste.

di Raffaella Cosentino
foto di Elisa Natalucci

sabato santo  Le mani nodose stringono le assi di legno delle portantine su cui si reggono la Madonna o la ‘varetta’ del Cristo morto. I piedi nudi calpestano il selciato e la terra polverosa. Le bimbe tengono le mani giunte e cercano di apparire compunte e devote, vestite di un nero che non gli appartiene.  Sono le addoloratine. 
   Dettagli, frammenti, scatti che nutrono la mente. Ti restano incollati addosso come un riassunto sconnesso di quella lunga serpentina colorata e rumorosa che è la processione del Sabato Santo di Badolato.
   Quanto dura esattamente, quanti vi prendono parte, quanto è antica? Tutto questo non è fondamentale. L’importante, ogni anno, è esserci.
   Partecipare a un’esperienza totale, di cui è difficile ricostruire una sequenza temporale, un ordine. Al contrario, è proprio il suo disordine a renderla unica. E’ un racconto sulla sabato santopassione di Cristo che ti cammina accanto in ordine sparso. Sei tu a scegliere su quale scena fissare l’attenzione, di volta in volta. Ti colpisce proprio per il suo essere così sabato santopalesemente finta. La verosimiglianza non è richiesta. Non è la bravura degli attori a essere cercata.
   I penitenti sono una lunga schiera di uomini e donne irriconoscibili dietro i cappucci bianchi. Due fori per gli occhi sono stati ricavati nella stoffa. Avanzano e ti guardano. Incutono rispetto. Ogni tanto si inginocchiano. Si percuotono continuamente con una frusta fatta di liste di metallo. Ma quando passano oltre, mostrano la schiena foderata da un cuscino per attutire i colpi. Ai piedi hanno calzettoni imbottiti per meglio sopportare le fatiche dei chilometri a piedi, tra sterpaglie, sassi, sentieri scoscesi, asfalto e cemento.
sabato santo    I ‘giudei’ attirano l’attenzione perché urlano, hanno gli abiti appariscenti, color giallo oro, si muovono in gruppo, quasi in cerchio. Circondano il Cristo che va scalzo, in ginocchio, e porta la sua croce di legno nero. Gli si avventano contro con le catene, le fruste di metallo. Gridano: “Trascinatelo! Come lo volete? Vivo o morto? Morto!” Lo picchiano selvaggiamente con il solo rumore. Le fruste si abbattono con fragore contro il legno e seguono un ritmo ben preciso, quasi musicale. Chi interpreta sabato santoCristo pensa di avere i suoi peccati da scontare. E come per i penitenti, gli è garantito l’anonimato, con una lunga parrucca di capelli neri che gli copre completamente la faccia.
   Lo stesso sipario di capelli nasconde il viso dei due ladroni, che camminano in ceppi. I centurioni romani li sorvegliano. Sugli elmi, i pennacchi ‘casalinghi’ sono scope al rovescio o ghirlande di fiori.
sabato santoPer le vie del borgo antico, tra le case diroccate e le vecchine affacciate al balcone, scende questa folla di uomini, donne, bambini, santi. Sembra tutto finto, dalla scenografia ai personaggi. Eppure esiste e resiste. Ogni anno si ripete. Collaudata, sfilacciata, si allunga e si ricompatta lungo il tragitto come una fisarmonica, comunque coordinata. Fatta di scene sempre uguali e sempre attese.
sabato santo    L’uscita, all’una di sabato, dalla chiesa dell’Immacolata, con la processione che si incanala lungo lo stretto corridoio a gradoni, unico collegamento tra la chiesetta isolata nel vuoto e il paese arroccato sulla collina. E tutti i fotografi e i cameraman, arrampicati sui sassi e sulle balconate, pronti a immortalare le schiere di incappucciati, con l’Immacolata sullo sfondo e più oltre il mare blu.
sabato santo   La varetta, decorata con angioletti tristi, neri e viola, che vegliano il Cristo velato, traballa e barcolla tra la gente, portata a spalla da uominisabato santo di ogni età. La Madonna addolorata, vestita di nero e oro, chiude il corteo preceduta dalle addoloratine. Quel nero che incornicia i loro volti di bambine sorprende chi le vede per la prima volta. Affascina chi conosce a memoria il copione. Ma la tristezza non può vincere: basta un loro sorriso per spazzarla via. E uno sguardo alle ragazze della confraternita dell’Immacolata. Vestite di bianco e di blu, si prendono cura delle addoloratine, sistemandogli tra i capelli i fermagli che trattengono il velo ai lati del volto.  
sabato santo    Esattamente a metà del ponte che collega il paese con il Convento degli angeli, tutto si ferma. La memoria si fa più forte. L’addolorata passa di mano, da una confraternita all’altra. E c’è sempre qualcuno accanto a te che ricorda: “lì una volta si prendevano a mazzate perché nessuno voleva cedere la madonna”. Poi si riparte.
   L’importante è muoversi, camminare: andare, tornare, arrampicarsi, scendere, risalire,  per ore fino allo sfinimento. E la fatica mescola tutto: la fede, il folklore, i rossi e i blu,  la tradizione, i ragazzi con gli occhiali da sole che cantano litanìe antiche a squarcia gola,  l’ape carica di birre e coca cola al convento degli angeli, le voci, le frasi… alcune sono ormai luoghi comuni. “Tutti gli anni devono sistemare questa strada e non lo fanno mai” e scappa una bestemmia dopo aver messo il piede in fallo sul sentiero scivoloso che porta al convento. Man mano che la stanchezza si fa sentire, il sacro cede il passo al profano. “Ma l’Inter vince? E la Roma?” dice un centurione a un giudeo, mentre si arrampicano di nuovo verso la Chiesa di San Domenico. E intanto sta calando la sera.

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Un commento a “La processione del Sabato Santo”

  1. Pasquale Rudiil 27 Mar 2008 alle 09:22

    Bravissima!!! Complimenti, sia per le foto e soprattutto per il testo: Molto descrittivo e fortemente “sentito”. Finalmente uno scrivere e descrivere serio. Se posso permettermi, farai molta strada e questo è il mio augurio. Pasquale Rudi

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