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Gil Botulino
Gil Botulino la piazza di Badolato
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Il nostro primo piccolissimo passo

Metasud Sabato 6 Gennaio 2007 @ 16:29 Condividi su facebook

CRONISTORIA: 

Il 3 gennaio Montepaone Lido si è svegliata con un’altra attività andata in fumo, una pescheria, aperta da poco e subito bruciata. Il 4 gennaio, mentre noi manifestavamo a Soverato, a Badolato hanno incendiato un capannone dell’architetto Carnuccio. Il 18 dicembre gli spari contro la porta della società Costa degli Angeli a Badolato Superiore. Qualche mese prima :
quelli contro la vetrina del bar Pit Stop di Soverato, su via Trento e Trieste, già incendiato a marzo del’anno scorso. In fumo sono andate due auto di Pasquale Andreacchio. A Isca, un commando in moto, armato e con tanto di tuta nera si era fatto una passeggiata dalle parti del bar in piazza. E basta fare qualche chilometro verso sud per vedere sulla 106 gli scheletri anneriti degli autobus di Iorfida bruciati.

Ogni volta che qualcosa va a fuoco, nessuno avanza mai ufficialmente nemmeno l’ipotesi del pizzo o del controllo mafioso. Nessuno sa niente. E soprattutto, nessuno fa niente,  la vittima dell’attentanto viene lasciata sola. Putroppo non solo per paura, ma anche perchè ognuno di noi pensa che il problema non lo tocchi da vicino. Invece potrebbe capitare a chiunque. Di fatto non siamo liberi di agire, di esprimerci, di aprire un’attività.
Nei giorni precedenti alla manifestazione, abbiamo distribuito migliaia di volantini e locandine, per strada, nelle piazze, davanti alle chiese e ai centri commerciali. Praticamente nessuna delle persone contattate in questo modo si è presentata il 4 gennaio. Ma non è stata un’attività inutile. Perchè abbiamo suscitato un dibattito. Come ha detto un mio amico prete molto in gamba, abbiamo fatto scorrere il sangue da un ferita aperta. Di certo non pretendevamo di rimarginarla, di chiuderla, quella ferita. I commercianti del corso di Soverato hanno tutti preso la nostra locandina, ci hanno pure dato piccoli contributi economici, hanno detto che l’avrebbero appesa in vetrina. Chi è venuto alla ficcolata, così come le associazioni antiracket che hanno marciato con noi quel giorno, ha potuto notare che quasi nessuno l’ha esposta. Eppure non si erano dimostrati indifferenti alla manifestazione. Se questa non è paura, che cos’è?
Portando le locandine in giro, ci sono commercianti che ci hanno risposto: “ma io ho figli”. Altri che ci hanno detto:”io ho denunciato gli estorsori una decina di anni fa, ma dopo poco dalla condanna li ho rivisti a piede libero”. Altri ancora hanno sostenuto di essere stati completamenti abbandonati dopo le loro denunce, abbandonati dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine. Di essere costretti a chiudere, ad esempio, il bar perchè lì, dopo gli attentati, non ci va più nessuno. la gente ha paura. Insieme alla locandina, ai commercianti abbiamo distribuito l’adesivo della stella gialla, da esporre per solidarizzare con i cento passi. La stella gialla era un distintivo dell’impegno contro la logica mafiosa. La stella gialla ha avuto molti problemi in più ad affermarsi rispetto alla locandina. Mentre gliel’attaccavamo sulla vetrina, il titolare di un’attività di Soverato ci ha detto : “ma non è che è pericoloso metterla? Non è che ci bruciano il negozio?”. La stessa persona appena cinque minuti prima mi aveva detto: “ma questi problemi a Soverato non esistono”. Gli abbiamo risposto:” se non esistono, per la stella che problema c’è?”
Altra gente del partito del “qui non esiste”, persone incontrate per strada, dopo cinque minuti di chiacchiere facevano quest’analisi: “a soverato ci sono 10 banche per diecimila abitanti, di cui, tolti gli anziani e i bambini, circa 5000 produttivi. Una banca può reggersi con 500 abitanti a testa? E non si può dire che le banche di soverato raccolgono flussi monetari dall’entroterra, perchè ogni paese di una certa consistenza, qui intorno, ha la sua banca”. Testuali parole di gente incontrata per strada.
Se queste sono le premesse, Salvatore Riccio, proprietario del Salapadù, ha portato alla manifestazione la voce del comune di Soverato e ha avuto il coraggio di dichiarare questo al quotidiano Il Domani: “ok, diciamo no alla mafia, ma Soverato è un’isola felice, che sembra intoccabile dal fenomeno”.
Il sindaco Raffaele Mancini era assente. La stampa locale ha dato risalto all’iniziativa in termini più che positivi. Sicuramente I cento passi è stata una manifestazione a-partitica, negli intenti e nei fatti. I partiti grandi assenti, così come le istituzioni e la diocesi che si è defilata. Nemmeno il “movimento agitazione di Soverato”, di cui fanno parte l’ex sindaco Calabretta e l’ultimo sfidante di Mancini, Rombolà, fra i primi aderenti,citati pure sulla locandina, si è fatto vedere alla fiaccolata.
Insomma, quello che vogliamo dire a tutti i partecipanti è che è stata un’iniziativa scomoda, che si è scontrata con l’indolenza di tanta gente, la paura, i silenzi e le assenze colpevoli.
Per questo, tutti coloro che sono venuti, meritano un ringraziamento grande e particolare. Soprattutto il gruppo di Badolato, numeroso e apprezzato. Ma anche le persone che sono arrivate da Reggio Calabria, da Lamezia, da Gioia Tauro, Palmi, Locri, Satriano, Isca, Chiaravalle, Catanzaro e il comitato dei cittadini a rischio furti ed estorsioni di Cz Lido. Un segnale di sensibilità al problema è stato dato anche dai tre sindaci presenti: Badolato, Isca e Sant’Andrea. Le persone intervenute con gli stand e le testimonianze, provenienti da tutta la Calabria, sono state felici di diffondere ancora un pò la conoscenza della loro attività antimafia.
Ringraziamo anche loro per la partecipazione.
E infine, last but non the least, tutte le persone che ci hanno aiutato sul piano pratico: quei ragazzi, pochi ma volenterosi, che hanno distribuito volantini e locandine assieme a noi, che ci hanno aiutato a montare e smontare gli stand e le attrezzature sul palco a tempo di record, quelli che hanno suonato gratis e quelli che li hanno aiutati, sempre gratis, per la parte fonica. Chi ha fatto le foto e le riprese, chi ha messo a disposizione la macchina e le casse. Una menzione speciale a Gil Botulino che ci ha aiutato a urlare più forte contro l’indifferenza.
Per una sera abbiamo sognato insieme di poter cambiare le cose. Speriamo di tornare a farlo al più presto.

Una nota importante, a margine:
Ci hanno chiesto di rendere questa manifestazione un appuntamento annuale. Ci piacerebbe farlo, per continuare a raccontare la Calabria anti-mafia, quella scomoda di coloro che non si limitano ad essere cittadini onesti, ma che pure fanno un passo in più: si impegnano a cercare di cambiare il loro angolo di mondo. Per continuare a sbattere il problema in faccia a tutti quelli che grazie all’indolenza generale possono permettersi di dire che non esiste.
Ma sarà difficile farlo, se non riusciamo a recuperare le spese.
Abbiamo speso mille euro, abbiamo raccolto 500.
Le spese riguardavano: locandine, volantini, candele, siae, affitto di parte delle attrezzature per il palco.

Ricordiamo che si è trattato di un’iniziativa sostenuta dai soli contributi volontari (molto apprezzato quello del mobilificio Pultrone), il ocmune di Soverato ci ha fornito solo la corrente elettrica. 

Tutto ci potevamo immaginare all’inizio di quest’avventura, meno che essere ancora a questo punto: fin quando neghiamo di essere malati, non cominceremo mai una cura. 

Raffaella Cosentino

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